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Nella conversazione non si deve mai mettere in imbarazzo l'interlocutore
Chi vuole essere un piacevole consultatore chiede quelle cose che comportano facilità di risposta per chi è interrogato (lett.: chiede quelle cose che sono facili a rispondersi per l'interrogato) e che sa che quello ha imparato con studio assiduo. Gode, infatti, chiunque sia indotto ad esibire in pubblico la propria erudizione, perché nessuno vuole che ciò che ha imparato rimanga nascosto, soprattutto se le conoscenze che ha acquisito con fatica, siano familiari a lui e a pochi (altri) e siano sconosciute (lett.: la conoscenza... sia familiare a lui insieme a pochi e sia sconosciuta) ai più, come ad esempio per quanto riguarda l'astronomia o la dialettica ed altre simili discipline. Hanno l'impressione, infatti, di raccogliere il frutto della (loro) fatica allora, quando trovano l'occasione di rendere pubbliche le cose che hanno imparato (lett.: avevano imparato) senza taccia di esibizionismo, da cui è esente colui che non si fa avanti (da solo), ma viene invitato ad esporre. Al contrario sarebbe causa di grande amarezza se davanti a molte persone si chiedesse a qualcuno (qualcosa) che non conosce a fondo (lett.: ciò che non ha acquisito con una conoscenza ben nutrita). In tal modo (costui) viene costretto o a dire che non sa, cosa che considerano il modo peggiore per perdere la faccia (lett.: l'estremo danno verso la loro stima) o a rispondere avventatamente e ad affidarsi alla casuale possibilità di (dire) il vero o il falso, da cui spesso nasce una manifestazione palese di ignoranza e (l'interrogato) attribuisce all'interrogante tutta questa disgrazia (motivo) della sua vergogna. Copyright: traduzione di proprietà del sito www.studentimiei.it. Diritti riservati. |